SERATA COREOGRAFE

Un programma in prima assoluta, appositamente ideato per il pubblico del Foligno Danza Festival. In scena, le creazioni di alcune delle più interessanti firme femminili presenti sulla scena contemporanea: autrici giovani e affermate, richieste da teatri e festival prestigiosi, come Sofia Nappi e Roberta Ferrara, accanto a nuove autrici segnalate dalla critica, come Sara Buratti e Glenda Gheller. Per la prima volta nella veste di coreografa, Rebecca Bianchi, danzatrice étoile del Teatro dell’Opera di Roma, porterà in scena un progetto dedicato ai giovanissimi. Infine, una promessa della creazione contemporanea: l’autrice novarese Marta Castelletta.

Artiste che mostrano una cifra stilistica in evoluzione, in grado di rappresentare il nostro tempo e di tradurlo in danza per le nuove generazioni di interpreti e spettatori: una serata per valorizzare un segno coreografico nuovo, carico dell’intelligenza di autrici di talento.

La stessa serata accoglie il debutto del Piccoli Prodigi Ensemble, progetto ideato da Rebecca Bianchi e Alessandro Rende, che coniuga obiettivi di formazione e spettacolo dal vivo. Tenendo saldo il principio dell’universalità dell’arte e della sua utilità per lo sviluppo del pensiero, è nata DesiderARTE, organizzazione con finalità di istruzione e produzione artistica. Tra le iniziative avviate, la creazione di una compagnia di danza composta da giovanissimi talenti, ballerine e ballerini tra gli 8 e i 12 anni, già riconosciuti in alcune delle più importanti competizioni del settore. Enfants prodiges con caratteristiche individuali di bravura e carisma.
Un doppio appuntamento con la danza e la creatività: un’occasione per applaudire i professionisti di oggi e di domani.

PROGRAMMA

L’albero dei limoni
Coreografia: Rebecca Bianchi
Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
Interpreti: Sara Benedetto, Bianca Buccolieri, Carlotta Capurso, Daniele Gasparri, Mario Lampognana, Nora Marsili, Nina Teodorani

Produzione: Piccoli Prodigi Ensemble
Il “parco” è un omaggio all’infanzia, al gioco libero e alla meraviglia della scoperta. Sette bambini si incontrano in un parco, ognuno con la propria personalità: un piccolo mondo fatto di corse, silenzi, risate e sguardi curiosi. Insieme, riscoprono la bellezza dell’essere se stessi in mezzo agli altri, senza barriere, nella spontaneità del gioco. Nel terzo quadro, il tempo cambia. Una bambina arriva, ma resta chiusa nel suo smartphone. Il parco, da luogo di vita e relazione, diventa silenzioso, distante, un luogo dove è facile rifugiarsi. Ma basta uno sguardo, un gesto, per ricordarle
che fuori dallo schermo c’è ancora un mondo vivo, fatto di incontri veri. Lo spettacolo è un invito a tornare a quel tempo in cui bastava un albero, una corsa, una mano tesa per sentirsi parte di qualcosa. Un’occasione per riscoprire,
insieme, la poesia delle piccole cose.

SIAMO CADUTA O VOLO?
Coreografia: Marta Castelletta
Interpreti: Marta Castelletta, Matteo Castelletta
Musica: From Lullaby to Awakening: I. Lullaby – Puya Mehman Pazir, Benaud Trio
Un corpo sul limite. Una caduta che ritorna come ossessione. Un’apparizione che spezza il tempo. Tra realtà e visione resta un dubbio sospeso: la salvezza è accaduta o soltanto immaginata? Sul limite di un precipizio interiore, il corpo sogna la sua caduta. Il pensiero ritorna, si ripete, si moltiplica, come un’eco che non conosce tregua. E nell’istante in cui tutto sembra crollare, appare una presenza silenziosa: sostegno o illusione, realtà o visione? Il tempo si apre, la frattura diventa varco, la vulnerabilità trova un appoggio. Ma il ciclo ricomincia, riportando al punto di partenza, dove i confini si dissolvono e resta solo un dubbio sospeso: se la salvezza sia davvero accaduta, o se sia stata soltanto immaginata.

Love Parade 
Idea e coreografia: Glenda Gheller
Drammaturgia: Glenda Gheller con la collaborazione di Sergio Campisi
Musiche originali: Michele Piccolo e Massimo Lievore
Consulenza costumi: Adriano Popolo Rubbio
Realizzazione costumi: Gabriella Palomba
Produzione: ocram dance movement con la collaborazione di Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse Nazionale

Immagina una parata, non di carri allegorici, ma di visioni, un corteo che attraversa spazi interiori dove l’amore si manifesta in tutta la sua onesta complessità. Inizia uno scambio silenzioso tra due corpi che, legati da un passato di ombre e un futuro incorporeo, cercano di dialogare, investendo nell’unica certezza del momento presente. La parata ci mostra l’amore di fronte alla fragilità dell’esistenza. Amore e perdita si intrecciano e si muovono come due grandezze direttamente proporzionali. Tutto diventa un equilibrio delicato tra l’abbraccio e l’addio. L’amore si propaga: una caotica moltitudine di voci si unisce in un unico canto, un inno alla diversità e all’inclusione. Ne nasce un vortice di movimento, un grido liberatorio e senza riserve di amore universale. Love Parade riflette, nel suo presente, le battaglie del passato. Dal fenomeno dei ballroom della New York anni 80, dove minoranze queer si sfidavano a colpi di catwalks per celebrare la propria identità ed espressione artistica, ai Love Parade della Berlino anni 90 dove ritmo e movimento erano atti di manifestazione verso la pace, l’unione e l’amore senza etichette e restrizioni. Ispirato alle provocatorie riflessioni di bell hooks, Love Parade guarda al futuro con speranza e ci invita a parlare dell’amore reale, senza vesti e idealizzazioni.  Tutto nasce da “Perché abbiamo ancora paura di parlare dell’amore?” e continua con il desiderio di incoraggiare questo sentimento che, fortunatamente, continua ad essere al centro dell’esperienza
umana.

The Stars Have Eyes

Coreografia: Roberta Ferrara
Interpreti: Giulia Bertoni, Alberto Tafuni, Davide Storto
Costumi: Franco Colamorea
Musiche: Saint Abdullah
Produzione: Equilibrio Dinamico con il supporto del Ministero della Cultura e Regione Puglia

Cosa resta di un trauma? Un lavoro che trae ispirazione dall’album Stars Have Eyes dei fratelli irano-canadesi Mohammad e Mehdi. La musica diventa un atto di compassione armata, in cui i danzatori restituiscono con i loro corpi ciò che sopravvive alla fine di una guerra: rabbia, tristezza, paura. Le atrocità e l’ipocrisia non passano inosservate —riverberano, si depositano nei silenzi, nei rumori lontani dei carri armati, negli occhi che non osano più guardare. Ma, dopo la catastrofe, arriva il momento di riaprirli: non per dimenticare, ma per tornare a vedere il mondo, per fidarsi ancora della luce. Riaprire gli occhi diventa così un gesto politico e intimo insieme — un atto di resistenza, di fede nell’umano.

LOST?
Coreografia: Sara Buratti
Interpreti: Lorenzo Angelini e Arianna di Francesco del National Theater Mannheim
Musica: Tabula rasa – I. Ludus (with movement)
Artista: Bournemouth Sinfonietta, Richard Studt, Robert Aldwinckle & Tasmin Little
Compositore: Arvo Pärt
Album: Brahms, Sibelius & Pärt 1994
Debutto nella serata Engelssgrüße al Nationaltheater di Mannheim, poi ospite al Gala Roxy Ulm e al Teatro Civico di Schio in occasione del Gala Orizzonte Danza

LOST? è un viaggio sospeso tra luce e oscurità, caduta e redenzione. I corpi si intrecciano, le mani si sfiorano, gli sguardi si toccano in una danza dove il confine tra salvezza e perdizione si assottiglia. L’essenza vacilla, turbata dall’ombra che la avvolge. Un’anima più luminosa tenta di guidare l’altra verso l’equilibrio, ma chi sta davvero
salvando chi? Nel gioco vertiginoso dei sentimenti, danzeranno con la frustrazione, faranno l’amore con il senso di colpa… e alla fine, forse, si perderanno entrambi.

DODI (estratto da Wabi-Sabi)
Coreografia: Sofia Nappi
Interpreti: Senne Reus, Paolo Piancastelli
Musiche: Tractor’s Revenge,”The Cause”; Autore Anouar Brahem,”The Astounding Eyes Of Rita”; Max Richter,”Path”
Costumi: Sofia Nappi
Disegno luci: Alessandro Caso
Produzione: Komoco, Sosta Palmizi
Premi: Vincitore del Partner Award Introdans alla Rotterdam International Duet Choreography Competition 2021;
Primo premio e premio della critica all’ International Choreography Competition Hannover 2021; Premio di Produzione dalla Fondazione Tanja Liedtke e dal Direttore Artistico Marco Goecke dello Staatstheater Hannover

Dodi (dall’ebraico: dono; mio amato), muove dall’esplorazione dello stato di tormento e insoddisfazione che maggiormente plasma l’esistenza umana; il desiderio costante di quel qualcosa in più nelle nostre vite può spesso produrre un senso di solitudine e quindi paura. Con il loro incontro e il rispecchiarsi l’uno nell’altro, due entità attraversano un viaggio di esplorazione del sé e di accettazione, condividendo il coraggio di mostrarsi per ciò che sono, attraverso una profonda trasformazione e annullamento degli stereotipi culturali. Snodandosi alla riscoperta della sottile poesia che si insinua con fiducia, leggerezza e passione nello scoprirsi vicini all’altro, per ritrovare un ascolto profondo del presente, i due danzatori ci accompagnano in un viaggio di esplorazione verso una maggiore consapevolezza e profondità, che conduce all’accettazione del sé e, infine, alla libertà.